Allevare in Italia non è per nessuno un’impresa semplice, ma lo è ancora meno per coloro che vivono nel nostro bellissimo sud Italia. E’ nel centro-nord Italia dove si concentrano le manifestazioni allevatoriali, dove ci sono il maggior numero di preparatori e di opportunità di commercializzare i propri prodotti per un allevatore.

Per raccontare questo spaccato del nostro allevamento nazionale abbiamo scelto di parlarne con chi quotidianamente vive questa realtà e ne conosce tutte le problematiche. In un racconto appassionato ci ha parlato della sua esperienza Liliana Iorio, giovane allevatrice e presidente di ARCASI (Associazione Regione Campania Allevatori Sella Italiano).

La prima cosa che si percepisce parlando con Liliana è il grande entusiasmo e la grande passione che mette nella conduzione di questa associazione che, come lei stessa ci racconta, è nata proprio per aiutare principalmente i giovani allevatori campani.
ARCASI è nata nel 2015, solo 2 anni fa, è quindi un’associazione molto giovane.
La volontà di fondarla è nata in seguito ad una necessità che io per prima ho percepito dal momento in cui ho cominciato ad allevare.
Come spesso accade ho iniziato ad allevare grazie alla mia cavalla con la quale gareggiavo, una volta ritirata dalle competizioni. Pensai che poteva essere una buona fattrice dato che prima che l’acquistassi io aveva avuto un buon passato agonistico, arrivando a saltare in Gran Premi nazionali di 1,45m. Tutto è nato da qui.
Ho cominciato a studiare le genetiche, gli incroci e ho chiesto consiglio ad allevatori più esperti di me per capire come muovermi. Mi iscrissi a Cavalli d’Italia e all’epoca durante le riunioni rimasi molto colpita dal fatto che c’erano veramente pochi allevatori del sud.
Avevo il desiderio di riunire e conoscere gli allevatori della mia regione per cercare di metterli insieme.
Cosa ho fatto? Ho cercato i loro nomi e li ho contattati uno per uno personalmente per chiedergli se volessero cooperare e riunirsi in un’associazione.
Ho scoperto tanti piccoli allevatori con 2-3 fattrici, tra cui molti ragazzi giovani, ognuno dei quali si stava costruendo la sua piccola realtà. Purtroppo spesso questi giovani allevatori dopo poco tendono ad abbandonare l’allevamento a causa delle numerose difficoltà che incontrano. L’associazione ha lo scopo di essere per loro un punto di riferimento su cui appoggiarsi.”

Da una parte sentire che ci sono giovani allevatori che stanno cominciando il loro percorso in questi anni da fiducia, e speriamo anche un po’ di slancio al nostro allevamento.
Esattamente, nella mia ricerca ho incontrato circa 15-16 giovani allevatori con un’età intorno ai 20 anni che avevano cominciato ad allevare da poco. Magari non riescono a coprire le loro fattrici tutti gli anni a causa dei costi, ma sono loro le persone che vogliamo sostenere e con cui vogliamo lavorare.

Spesso ci hanno accusato di non avere sufficiente esperienza nell’allevamento perché siamo giovani, ma è anche vero che altrettanto spesso gli allevatori con più anni di esperienza non ci hanno dato una mano, si sono chiusi e non ci hanno voluto trasmettere le loro conoscenze. Per fortuna ci sono stati altri che invece ci hanno sostenuto, come il nostro ex vice-presidente Sebastiano Civita dell’allevamento dell’Olivella, che all’inizio mi ha aiutata moltissimo con la sua esperienza ed entusiasmo.

Nonostante la buona volontà e l’iniziativa personale i problemi all’inizio ci sono stati.
Sinceramente qui manca tutto, non funziona niente e siamo dovuti partire da zero. Anche le Regioni a noi limitrofe come Basilicata e Calabria hanno gli stessi problemi. Molti allevatori campani avevano smesso di allevare per via dei costi elevati, si sono perse molte realtà.
Ho incontrato anche diversi detrattori all’inizio che ci hanno ostacolato, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Devo dire che anche grazie agli ottimi rapporti con il Comitato FISE Campania e l’ARAC (Associazione Regionale Allevatori della Campania) siamo riusciti a mettere insieme delle iniziative interessanti. Ad esempio grazie a queste sinergie anche in Campania si svolgerà un corso per fecondatori laici.

Come è organizzata ARCASI e quanti soci siete?
Oggi siamo circa 40 associati quasi tutti campani, tra soci allevatori e sostenitori. I soci sostenitori non sono sempre allevatori, sono anche cavalieri e appassionati che ci appoggiano e si interessano alla nostra associazione.
Sono molto fortunata perché ho un consiglio direttivo formato da persone eccezionali e tutte molto propositive. Il vice presidente è Giulia Zannone giovanissima allevatrice, il segretario è Valentina Rusciano, amazzone e persona davvero molto in gamba, infine come consigliere abbiamo Antonio Amato ex cavaliere. Proprio grazie ad Antonio Amato verso il mese di novembre organizzeremo un corso sulla doma del puledro con un approccio etologico, su come gestire eventuali soggetti difficili e sulla gestione del cavallo giovane in generale.

Un altro problema del sud Italia è che mancano i preparatori di giovani cavalli per le rassegne e i circuiti fino a 3 anni. Spesso siamo costretti a mandare in lavoro i giovani soggetti al nord e in questo modo i costi aumentano molto.
Per questo motivo stiamo pensando anche all’organizzazione di un corso di formazione per preparatori di puledri fino a 3 anni, in modo che anche in Campania ci possano essere queste figure di riferimento per le rassegne allevatoriali dei puledri dai 6 mesi in poi.

E sono infatti numerose e molto interessanti le iniziative di cui ARCASI si è fatta promotrice.
Penso che la formazione dei giovani allevatori sia un punto di partenza fondamentale e per questo motivo abbiamo voluto organizzare dei corsi come quello sull’alimentazione del cavallo sportivo, della fattrice e del puledro e le parassitosi ad essi associate, e ancora quello sulla riproduzione equina, organizzato a febbraio, dove si è parlato della gestione della fattrice, dello stallone, della fecondazione ecc.
L’ultima nostra iniziativa è il viaggio in Germania nei primi di Luglio presso le scuderie di Gerd Sosath, dove si terranno dei seminari sulla selezione e la valutazione dei puledri. Un modo per aumentare le nostre conoscenze e confrontarci con una realtà vincente.
Inoltre abbiamo già attivato per i nostri associati diverse convenzioni sia con i rivenditori di seme che con aziende campane, ad esempio produttori di integratori e mangimi.

In tutto questo va considerato che ognuno di noi svolge un altro lavoro, non siamo allevatori di professione e tutto quello che portiamo avanti lo facciamo nei fine settimana e durante il nostro tempo libero.
Anche se non siamo allevatori professionisti, se è vero che siamo giovani e con poca esperienza, è altrettanto vero che ci mettiamo tutto l’entusiasmo e la buona volontà, ci impegniamo nella formazione che sta alla base di tutto, l’esperienza si farà con il tempo.
Inoltre, con l’obiettivo di creare una sinergia tra gli allevatori, vorrei anche sottolineare la nostra volontà di collaborare serenamente anche con le altre associazioni.

Quale è il vostro obiettivo primario a breve termine?
Il nostro obiettivo più grande è quello di organizzare una vetrina a vendere dei prodotti allevati al sud, per dare loro visibilità, il tutto con delle valutazioni da parte di giudici stranieri, ovviamente organizzato in Campania. Inoltre vorremmo cercare di aumentare il numero delle tappe dei diversi circuiti nel sud Italia per cercare di evitare ai nostri allevatori e cavalieri lunghe trasferte.”

Non si può che augurare il meglio a questi ragazzi che con la loro iniziativa personale stanno costruendo il futuro dell’allevamento in Campania e nel sud Italia.
Troppo spesso purtroppo il nostro sistema, la burocrazia e i costi eccessivi hanno scoraggiato anche chi è partito con le migliori intenzioni. Ci auguriamo invece che l’entusiasmo tipico dei giovani che si cimentano in una impresa che è lo specchio  della loro passione, possa rimanere in loro intatto e che possa portarli a raggiungere gli obiettivi e i successi che si meritano.

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