Dal Lipizzano che è in grado di eseguire figure precise di alta scuola, al purosangue da corsa, al Clydesdales che trasporta i carri con la birra, i cavalli moderni sono tutti discendenti di un antico antenato che è stato addomesticato circa 5.500 anni fa nella steppe asiatiche.

Oggi grazie al sequenziamento di genomi di antichi stalloni e fattrici ci è stato rivelato come l’addomesticamento ha trasformato il genoma del cavallo modellandolo fino ad ottenere il moderno cavallo che oggi conosciamo, bello, potente ma anche fragile. Purtroppo difetti riguardanti la sua salute ma anche tare comportamentali, che non erano presenti nei suoi antenati, sono invece diffusi nel cavallo moderno. Uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica PNAS ha rivelato come millenni di inbreeding hanno portato ad accumulare nel genoma del cavallo mutazioni deleterie che i loro antenati non avevano.

Gli scienziati coinvolti nello studio hanno ritrovato sepolti nel permfrost in Siberia resti di ossa di un cavallo maschio e di una femmina datati 16.000 e 43.000 anni fa, prima che avvenisse l’addomesticamento. Il loro genoma è stato sequenziato e confrontato con i genomi di cinque razze moderne (Equus ferus caballus), con quello dell’ asino (Equus asinus) e del Przewalski (Equus f. przewalski). Nel passato questo tipo di studio non era stato possibile a causa dell’assenza di un termine di paragone, non essendoci più cavalli viventi diretti discendenti delle popolazioni selvagge.

Recentemente infatti è stato messo in dubbio che i cavalli Przewalski della Mongolia, che una volta si pensava fossero gli antenati del moderno cavallo, lo fossero realmente. Come ipotizzato, è stato dimostrato da questo studio che il cavallo Przewalski più che un antenato diretto del moderno cavallo è piuttosto un suo cugino lontano. Infatti l’antenato comune del Przewalski si è separato dall’antenato del moderno cavallo circa 43-52 mila anni fa.

Cavallo Przewalski
Cavallo Przewalski

Torniamo allo studio….. il confronto degli antichi genomi prima dell’addomesticamento con quelli moderni ha messo in evidenza come l’uomo abbia influito in maniera considerevole nel cambiarne le caratteristiche.

Per identificare i geni che sono stati favoriti dall’addomesticamento i ricercatori hanno cercato i geni che erano presenti in più forme diverse tra loro nel cavallo antico ma che sono oggi presenti in solo una o due forme nel cavallo moderno, presumibilmente a causa della selezione operata dall’uomo.

Sono stati individuati 125 geni sottoposti a selezione da parte dell’uomo tra cui quelli coinvolti nello sviluppo muscolare, dei legamenti, nell’equilibrio e nella coordinazione. Molti i geni coinvolti nello sviluppo del sistema cardiaco e nel metabolismo come anche quelli coinvolti nel comportamento, nella risposta alla paura, e nell’apprendimento.

In molti casi l’uomo ha selezionato delle varianti naturali diffuse negli antenati del cavallo moderno, per esempio alleli che hanno contribuito a rendere tale il moderno cavallo da corsa, come anche diverse versioni del gene ZFAT che è coinvolto nel determinare l’altezza del cavallo.
Ma alcune volte l’addomesticamento ha favorito nuove versioni dei geni. Geni associati con la particolare forma del muso dei cavalli arabi o al colore del mantello tipico dell’Appaloosa non erano presenti nell’antenato del cavallo moderno, ma sono varianti apparse più tardi che l’uomo ha selezionato e diffuso. Tutti aspetti che hanno messo in evidenza come l’uomo sia nel tempo stato ossessionato dalla selezione del mantello e delle caratteristiche morfologiche. Ma una selezione di questo tipo porta con se i così detti “costi dell’addomesticamento”.  Ad esempio i cavalli Appaloosa che ereditano da entrambi i genitori il carattere legato al colore del mantello macchiato, sono portatori di un difetto visivo che li rende ciechi al buio rendendoli nervosi e paurosi durante la notte.

Analisi della vista in un cavallo Appaloosa
Analisi della vista in un cavallo Appaloosa – Ph: appaloosaproject.co
Cavallo Arabo
Cavallo Arabo

Il team di ricercatori ha inoltre confrontato il genoma del moderno cavallo con quello dei suoi antenati per ricercare mutazioni pericolose, già note anche negli altri mammiferi, e legate alla presenza di malattie genetiche e a difetti comportamentali. Quello che hanno scoperto è che il cavallo moderno ha accumulato queste mutazioni assenti nel suo antenato. Questi “costi dell’addomesticamento” probabilmente derivano dall’aver selezionato cavalli con tratti desiderabili incrociandoli fra loro, incrementando così il tasso di inbreeding. L’inbreeding ha reso poi impossibile alla selezione naturale la possibilità di eliminare le mutazioni deleterie permettendo ai tratti indesiderabili di essere ereditati insieme a quelli favorevoli.

La selezione operata dall’uomo potrebbe però non essere la sola responsabile di questo. I cambiamenti climatici e l’emigrazione di piccole popolazioni potrebbero aver contribuito anch’esse all’aumento del tasso di inbreeding.

Ad ogni modo, ogni allevatore sa da sempre che il cavallo è un animale bellissimo e forte ma anche molto fragile, oggi sappiamo perché….

Schubert, Mikkel, et al. “Prehistoric genomes reveal the genetic foundation and cost of horse domestication.” Proceedings of the National Academy of Sciences 111.52 (2014): E5661-E5669.

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