Se vi è piaciuta la prima parte dell’intervista a Cesare Galli (QUI LA PRIMA PARTE), non potete certo perdere questa seconda parte!
Molto interessanti inoltre sono i dati del lavoro svolto ad Avantea negli ultimi 10 anni, che potrete leggere al termine dell’intervista, appena pubblicati su “Journal of Equine Veterinary Science”….buona lettura!

Per quanto riguarda la salute dei foal prodotti attraverso ICSI ci sono dati riguardo ad eventuali problemi alla nascita?

Noi veniamo dall’esperienza con i bovini dove una piccola percentuale di vitelli nati con questa tecnica sono sovrappeso, nel campo umano invece i bambini sono più delicati e sottopeso. Nel cavallo fortunatamente per noi non ci sono differenze evidenti. Quello che viene segnalato in alcuni casi sono delle placente che si discostano leggermente dalla norma, ma senza alcun riflesso sulla salute o sul benessere del puledro nato. Devo però anche aggiungere che noi qui non facciamo partorire le cavalle. A parte i primi prodotti che sono nati perché la tecnica era ancora sperimentale, non ne abbiamo più visti, ma non ci sono mai stati segnalati dei problemi, lo avremmo certamente saputo.

Diverso è il caso dei cavalli nati da clonazione dove ci può essere aborto tardivo, debolezza o fragilità alla nascita. E’ un dato noto. Ma per quelli nati tramite ICSI non c’è niente di rilevante segnalato.

Voi vi occupate anche di clonazione, ce ne può parlare?

Si, siamo gli unici in Europa che lo facciamo sui cavalli. Ora ci lavorano oltre che  gli Stati Uniti  anche in Argentina e Brasile, ma in Europa e in Medio Oriente siamo gli unici.
Sono però dei lavori occasionali, le richieste sono contenute, si parla di pochi cavalli l’anno. Sicuramente i costi sono un fattore limitante, in America ne fanno di più perché ci sono più soldi. Alcuni li vanno a fare in Sud America perché costa meno, ma non so dire con quali risultati.

Ad esempio vengono clonati castroni per avere poi il seme dai cloni, Zangersheide lo ha fatto con alcuni cavalli.

Si il secondo cavallo che abbiamo clonato era un arabo, PIERAZ nel 2005, proprio per avere il seme per la riproduzione. Zangersheide so che li ha fatti fare in Sud America.

Clone di Pieraz – Ph: ©Avantea
A causa della pandemia dovuta al Covid-19 c’è stata una flessione del lavoro?

Per fortuna per le attività veterinarie non ci sono state delle restrizioni. Abbiamo avuto un po’ di difficoltà con qualche cliente straniero sulla base delle notizie che la stampa dava sul contagio nel nostro Paese che non erano certo rassicuranti. Qualcuno si è portato a casa la cavalla per paura.
In alcuni casi i proprietari delle donatrici hanno avuto problemi a viaggiare per portarle qui. Ci sono delle cavalle che vengono dalla Germania del Sud o dall’Austria che venivano in giornata per il prelievo dato che sono poche ore di macchina, ma in quel periodo non potevano passare la frontiera quindi hanno avuto difficoltà.

Sono diminuite un po’ le cavalle, ma tutto sommato i numeri sono simili a quelli dello scorso anno. C’è stata l’Università di Uthecht, che è il nostro cliente principale che spedisce ovociti, che essendo una struttura pubblica ha chiuso con il lockdown a fine marzo, fino a quel momento abbiamo lavorato anche con loro. Penso che con l’Olanda ripartiremo a fine agosto. Invece un’altra clinica privata non si è fermata e anche in questi giorni ha spedito ovociti.

In genere comunque l’attività in estate è abbastanza tranquilla, a prescindere dal virus, e in autunno si dovrebbe ripartire.
Quello che bisogna vedere è quanto le attività economiche sono state danneggiate dalla pandemia. Molti allevatori allevano per passione o come secondo lavoro, di conseguenza se non vendono cavalli a causa della crisi economica, poi non rifaranno gli embrioni. Vedo più questo come problema per il futuro, l’aspetto economico.

Alla fine per ottenere gli embrioni si usano sempre le linee di sangue più affermate e spesso si impiegano vecchi riproduttori.

Si, ad esempio abbiamo prodotto tanti embrioni di CHACCO BLUE nel 2019, arriveranno ad essere inflazionati, ma questo capita quando c’è lo stallone famoso. Poi c’è anche chi rischia e va su linee nuove. C’è gente che ha capito che deve riprodurre l’animale giovane per accorciare l’intervallo di generazione. Lavoriamo quindi anche su fattrici giovani, anche se producono meno embrioni rispetto a fattrici più adulte in riproduzione da qualche anno. Le giovani sono anche più difficili da gestire ma è comunque tutto fattibile.

Per quanto riguarda la scelta dello stallone è qualcosa da cui noi vogliamo stare completamente al di fuori. Stessa cosa per quello che riguarda la commercializzazione del seme, è una questione molto scivolosa. Il seme deve essere regolare, ci viene recapitato e noi lo usiamo, non siamo proprietari di semi. Gli allevatori gestiscono loro il seme, non vogliamo essere coinvolti nelle diatribe di chi ha comprato il seme per una monta e poi lo usa anche per l’ICSI.

Ad Avantea fate anche lo screening genetico di embrioni, cosa è possibile testare?

Facciamo lo screening per il sesso per chi è interessato a sapere se l’embrione è maschio o femmina. Una volta sessato dichiariamo sul certificato di produzione il sesso, anche se il proprietario magari avrebbe voluto il sesso opposto.
Può succedere che chi vuole la femmina ed invece ha il maschio (o viceversa a seconda del sesso che interessa) lo vorrebbe vendere senza dichiarare il sesso, invece noi se l’embrione è sessato dichiariamo comunque il sesso.
Lo screening lo facciamo solo sull’embrione perché il seme sessato nel cavallo non dà dei buoni risultati. Si riesce a fare qualcosa ma con scarsi risultati. Con l’embrione però non si riesce a predeterminare il sesso, lo sappiamo solo a posteriori.

Abbiamo anche messo a punto il test per la Warmblood Fragile Foal Syndrome (WFFS) come diagnosi preimpianto. Qualsiasi test genetico che si può fare su un puledro nato lo possiamo fare per l’embrione.
Ci sono tutta una serie di malattie genetiche che potrebbero essere diagnosticate nell’embrione prima di impiantarlo, un po’ come viene fatto nell’uomo. Questo perché l’embrione che cresce in vitro è facilmente accessibile e si possono prelevare delle cellule senza danneggiarlo più di tanto, cosa che invece sugli embrioni da flushing (prelevati per l’embryo transfer) è più difficile fare perché vengono tolti in uno stadio più avanzato che soffre di più la manipolazione.

Ci può parlare degli altri suoi progetti per la ricerca biomedica?

Abbiamo messo a punto dei modelli animali per lo studio di malattie genetiche riproducendole nel suino in collaborazione con diversi partner in progetti europei. Ad esempio per la Scuola S. Anna di Pisa per il cuore, per Telethon per quanto riguarda l’occhio, sempre per il cuore per l’Università di Pavia.
Abbiamo il modello animale per la SLA che va avanti da 10 anni, funziona molto bene e viene usato per studiare questa malattia.

Tra le attività che portiamo avanti c’è quella con un’università belga con cui abbiamo prodotto dei maiali per trapiantare le isole pancreatiche come terapia nel diabete di tipo I. Nel giro di un anno o due cominceranno lì le prove cliniche. I maiali prodotti per questo scopo sono stati trasferiti in Belgio perché devono rimanere in un ambiente sterile dato che quelle isole pancreatiche dovranno essere trapiantate in pazienti umani.

Recentemente abbiamo iniziato anche a lavorare con i suini geneticamente modificati per produrre degli anticorpi contro il Covid-19. I nostri suini sono stati trasferiti in Belgio dove vengono immunizzati con le proteine del virus per produrre il siero con gli anticorpi contro il Covid-19.
Il lavoro di estrazione, purificazione e valutazione del siero prodotto dai suini viene eseguito da una nostra consociata fondata nel 2014: Xenothera, che si occuperà di portare in prove cliniche gli antisieri prodotti contro il virus. I primi riscontri sono molto positivi.

Nel caso dei suini allevati per produrre il siero contro il Covid-19 non c’è invece bisogno dell’ambiente sterile perché questo una volta prelevato viene purificato ed eventuali patogeni vengono eliminati.

Noi stiamo anche cercando di ampliare il centro per avere più possibilità di ricerca e sperimentazione, al momento siamo limitati dallo spazio. Infatti i suini geneticamente modificati non è possibile collocarli da un’altra parte, per legge possono andare solo in centri autorizzati per le sperimentazioni.
In realtà l’ampliamento interesserebbe anche la parte dei cavalli, insieme a quella dei suini che sta crescendo.

Infine ultimamente la notizia degli embrioni prodotti dal rinoceronte bianco del nord, una specie ormai quasi estinta, ha avuto un eco rilevante, ce ne può parlare?

Si, abbiamo prodotto tre embrioni dal rinoceronte bianco del nord dalle ultime due femmine rimaste sulla terra. La messa a punto della tecnica l’abbiamo fatta con i rinoceronti del sud, che sono quelli più diffusi, per poi andare a trasferirla sui rinoceronti del nord che stanno scomparendo. Siamo andati in Kenya e al primo tentativo abbiamo avuto successo. Ora ci manca la fase della gravidanza attraverso embryo transfer sui rinoceronti del sud, ci stiamo lavorando con i nostri partner tedeschi.
Al momento non siamo riusciti ad avere gravidanze su 7-8 embrioni impiantati.

Per ora l’importante è riuscire a congelare degli embrioni prima che queste due ultime femmine rimaste diventino troppo vecchie. Poi li impianteremo sulle femmine del sud. Ma lo faremo solo quando riusciremo ad avere delle gravidanze con embrioni del rinoceronte del sud sulle femmine del sud.
Questa è certamente una possibilità per salvaguardare le specie in via di estinzione, magari andrebbe messa in atto prima di arrivare ad avere solo 2 femmine vive, anche la variabilità genetica a questo punto è molto ridotta.

Can science save a species on the edge of extinction? from Ami Vitale on Vimeo.

– I numeri dell’OPU-ICSI ad Avantea negli ultimi 10 anni –

In una recente pubblicazione, i cui dati sarebbero dovuti essere presentati a Pisa durante un Congresso che a causa del Covid-19 non si è potuto tenere, il team di Avantea ha descritto l’andamento del loro lavoro nel settore dei cavalli negli ultimi 10 anni.
Dai dati pubblicati è evidente l’elevata crescita del numero di embrioni prodotti anche grazie all’avanzamento delle tecnologie legate all’OPU-ICSI.
Questi numeri ci parlano chiaramente di come si sta evolvendo il settore e anche della leadership di Avantea.

  • In totale dal 2010 al 2019 sono stati 4264 i prelievi di ovociti eseguiti ad Avantea e 2466 quelli in altre cliniche in Europa che sono stati poi inviati ad Avantea per la fecondazione e la produzione di embrioni, arrivando ad un totale di 6730 ICSI effettuati negli ultimi 10 anni.
  • Il numero di cavalle donatrici, sommando quelle presenti ad Avantea e quelle i cui ovociti sono stati prelevati in altre cliniche, è di 2459, mentre il numero di stalloni utilizzati è di 619.
  • Il numero di embrioni prodotti via ICSI e successivamente congelati o trasferiti negli ultimi 10 anni è stato di 8408.- 
  • Se il numero di ICSI in seguito ad OPU eseguiti ad Avantea nel 2016 e 2017 è rimasto sostanzialmente invariato (965 e 934), nel 2018 è aumentato considerevolmente arrivando a 1472. Nel 2019 è salito ancora arrivando a 2045, grazie anche ai prelievi di ovociti eseguiti nelle cliniche esterne ad Avantea.
  • L’ottimizzazione della tecnica ha permesso di passare da 1 embrione prodotto ogni OPU-ICSI nel 2017 a 2 embrioni per ogni OPU nel 2019. Sempre in quest’ultimo anno nel 30% dei casi si sono ottenuti più di tre embrioni per ogni OPU-ICSI.
  • Se si distinguono gli embrioni prodotti su cavalle arabe da quelli prodotti a partire da cavalle di altre razze per gli sport equestri, negli ultimi 3 anni (2017-2019) il numero di embrioni prodotti ad Avantea dalle cavalle non arabe è stato di 3379.
  • La percentuale di gravidanze in seguito ai 1008 embryo transfer (di cui 248 su cavalle arabe) eseguiti ad Avantea è stata nel triennio 2017-2019 intorno al 70% dopo 17 giorni e del 59% al 50° giorno di gestazione.

 

Lazzari, G., Colleoni, S., Crotti, G., Turini, P., Fiorini, G., Barandalla, M., … & Galli, C. (2020). Laboratory production of equine embryos. Journal of Equine Veterinary Science, 103097.

©BSH – Riproduzione Riservata

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