Negli ultimi anni le tecniche di riproduzione assistita nel cavallo sportivo sono state oggetto di una svolta che possiamo definire epocale con l’introduzione e l’utilizzo sempre più esteso dell’Ovum Pick Up e dell’ ICSI (Intracytoplasmic Sperm Injection).

Abbiamo la fortuna che sia proprio un ricercatore italiano, insieme al suo team, il leader in Europa nell’applicazione di questa tecnica, un nome ormai noto a chiunque si occupi di allevamento, il prof. Cesare Galli.

La tecnica dell’OPU-ICSI consiste nel prelevare da una fattrice donatrice degli ovociti, in qualsiasi momento dell’ anno, anche fuori stagione, che vengono poi maturati e fecondati in vitro attraverso ICSI, ovvero iniezione diretta dello spermatozoo. Una volta fecondati gli ovociti vengono incubati per circa una settimana. Gli embrioni ottenuti possono essere congelati e/o impiantati in una cavalla ricevente che porterà a termine la gravidanza.

Il prelievo di ovociti avviene per via transvaginale sotto controllo ecografico. E’ una metodica che non interferisce con la normale attività della cavalla donatrice, anche se si tratta di un soggetto sportivo in allenamento.
L’OPU-ICSI può essere applicato con buoni risultati anche quando il materiale seminale è disponibile in limitata quantità o è di scarsa fertilità nella fecondazione naturale o artificiale.

Dato il crescente interesse nei confronti di questa tecnica, il numero sempre più alto di embrioni che ogni anno vengono prodotti, abbiamo intervistato il prof. Galli per parlare con chi sul campo quotidianamente si occupa di questo presso il suo laboratorio, Avantea. Oggi potrete leggere la prima parte dell’intervista a cui farà seguito nei prossimi giorni la seconda parte.

Ph: ©Avantea
Prof Galli ci può raccontare come è nata Avantea?

“L’attività è nata nel 1991. In quegli anni io e mia moglie eravamo in Inghilterra a Cambridge a fare ricerca. L’Associazione Italiana Allevatori ci propose di aprire un laboratorio che usasse le tecnologie di riproduzione assistita nell’ambito bovino. Così siamo rientrati a Cremona dove abbiamo messo in piedi l’attività di produzione embrioni in vitro e di clonazione nel bovino per conto del Consorzio Incremento Zootecnico, già in Inghilterra infatti io mi occupavo di clonazione.
Poi alla fine degli anni ‘90 ci fu una forte crisi nel settore dovuta all’insorgenza del morbo della “mucca pazza”. Nessuno era più interessato ad investire, c’era molta paura. Se c’era un solo caso positivo in un allevamento venivano abbattuti tutti i capi e nessuno macellava più animali per paura della malattia.
Quella è stata l’occasione per ripensare all’attività e, dato che già in Inghilterra avevo iniziato a lavorare con gli equini, abbiamo iniziato nel 2000 con l’ICSI nel cavallo.
Il primo puledro è nato nel 2002, poi abbiamo anche clonato il primo cavallo, PROMETEA, nel 2003.

L’attività nel bovino invece non si è più ripresa ai livelli precedenti e abbiamo continuato con il lavoro sui cavalli.

Nel 2008 l’Associazione Italiana Allevatori ha deciso di non investire più nell’ambito delle biotecnologie, decidendo così di chiudere tutto. A quel punto siamo subentrati e abbiamo rilevato il ramo d’azienda. Così è nata Avantea, in un primo momento avevamo affittato la struttura, poi l’abbiamo acquisita nel 2013.
Abbiamo continuato a lavorare seguendo principalmente le richieste del mercato. La parte sugli equini oggi, da un punto di vista dei servizi, è la parte più importante.

A seguire c’è la parte riguardante i suini geneticamente modificati. In questi suini sono state indotte delle mutazioni genetiche analoghe alle mutazioni che nell’uomo sono la causa di malattie genetiche. Rappresentano quindi un modello animale che può essere impiegato per lo studio dei meccanismi, della prevenzione e cura delle diverse malattie.

Abbiamo inoltre dei maiali con caratteristiche genetiche tali da renderli potenziali donatori di cellule e tessuti per l’uomo.”

Tornando al cavallo Avantea oggi è leader in Europa nella tecnica dell’OPU-ICSI.

“Si, siamo al momento l’unico laboratorio che è in grado di applicare questa tecnica dall’inizio alla fine: dal prelievo degli ovociti al congelamento degli embrioni, più anche eventualmente all’impianto. C’è un altro laboratorio che ha un’attività simile alla nostra ma con risultati scadenti come anche un centro universitario, anche questo con risultati molto inferiori ai nostri.

Non è una tecnica particolarmente difficile ma ci vuole molta manualità che si acquisisce con l’esperienza, con il tempo e soprattutto con i numeri. Non è un’attività che può fare il singolo veterinario che ha 3 o 4 cavalle all’anno da cui prelevare ovociti.
Ci vuole un team per portare a termine la procedura. Solo per prelevare gli ovociti ci vogliono tre persone, poi c’è chi in laboratorio si occupa di cercare gli ovociti. Non sempre le cliniche hanno la possibilità di avere questo personale e il tempo di seguire questa attività.”

Ph: ©Avantea
C’è anche una collaborazione con altri centri di riproduzione in Europa?

“La fase di raccolta degli ovociti può attualmente essere differita, ovvero possono essere prelevati altrove e poi inviati ad Avantea. Negli anni abbiamo stabilito delle collaborazioni con altri centri, il più importante è quello dell’Università di Uthecht, in Olanda. Loro raccolgono gli ovociti che il giorno stesso vengono spediti al nostro laboratorio a Cremona. Qui noi curiamo la fase più critica: li maturiamo, li fecondiamo tramite ICSI, cresciamo l’embrione per 8 giorni ed infine lo congeliamo e lo rispediamo a Utrecth.

Oggi abbiamo diverse cliniche in Europa che collaborano con noi in questo modo, prelevando dai loro clienti gli ovociti: tre in Olanda, due in Belgio, due in Germania e tre in Francia.
Noi gli restituiamo l’embrione congelato anche perché da noi non abbiamo un parco riceventi abbastanza numeroso, abbiamo circa 250 cavalle. Lo scorso anno abbiamo prodotto circa 3800 embrioni congelati e noi ne riusciamo a trasferire un 10%, il resto viene restituito alle cliniche che poi li trasferiscono sulle loro riceventi.

Forniamo anche un training a chi vuole imparare a trapiantare embrioni congelati. Chi è interessato viene da noi, gli facciamo vedere come procedere poi può tornare ed operare ottenendo, nella maggior parte dei casi, delle percentuali di gravidanza simili alle nostre, intorno al 70%. Il vantaggio di paesi come Germania, Olanda e Belgio è che loro hanno molte cavalle a disposizione come riceventi a costi molto inferiori ai nostri e sono quindi competitivi nell’impiantare gli embrioni per portare a termine le gravidanze.”

Quindi non c’è piu’ bisogno che la fattrice venga da voi?

“L’uno e l’altro perché ci sono certi clienti che comunque vogliono che il prelievo lo faccia io. Qui da noi i prelievi li faccio ancora tutti io. Delle volte ci sono cavalle particolarmente difficili da prelevare e quindi il cliente preferisce che venga eseguito il prelievo qui da noi.

Le donatrici degli embrioni, oltre che presso Avantea, vengono ospitate in due centri: uno sul Lago di Garda e uno nel Bresciano, poi ci sono dei veterinari che le controllano e quando sono pronte vengono in giornata da noi per il prelievo degli ovociti, poi tornano nei paddock.”

Quindi una collaborazione anche con i veterinari della zona.

“Si certo, loro monitorano le cavalle donatrici e quando sono pronte ce le segnalano e le inviano a noi per il prelievo degli ovociti. In Italia non c’è nessun altro che preleva ovociti.
Il lavoro si protrae durante tutto l’anno ma lavoriamo soprattutto da settembre a marzo-aprile più che da aprile a settembre, abbiamo una stagionalità inversa.”

Quanto personale è impiegato ad Avatea?

“Siamo 18 persone ma c’è anche la parte che riguarda i suini che impiega almeno altre 5 persone.”

Quanti prelievi si possono fare per una fattrice donatrice in una stagione?

“In media uno al mese, quindi una decina di prelievi all’anno. Dipende anche dalla cavalla, dall’ interesse che c’è intorno a questa cavalla. Ad esempio noi abbiamo cominciato con le cavalle arabe che, a causa dell’elevato livello di consanguineità, sono poco fertili. Abbiamo cavalle che sono qui da 2-3 anni perché non producono molti embrioni e invece gli allevatori sono molto interessati, per questo le hanno spostate dal Medio Oriente fino a qui.”

Quanti embrioni può produrre una cavalla?

“Si può andare da zero ma anche arrivare a dei record di 11 -12 per ogni sessione di prelievo, la media sono 2 per ogni prelievo.
Il vantaggio di questa tecnica è che si può usare del seme di stalloni che o sono morti oppure il cui seme è disponibile in quantità limitate o ancora si può utilizzare del seme che per le sue caratteristiche non potrebbe essere impiegati in nessun altro modo se non con l’ICSI. Ad esempio semi di CUMANO o HEARTBREAKER sono semi che non hanno una qualità tale per poter essere utilizzati con altri tipi di fecondazione artificiale, questa è l’unica opzione. Se lo si vuole utilizzare bisogna per forza usare l’ICSI.”

Dietro l’utilizzo di questi semi attraverso questa tecnica, che permette di impiegarne quantità minime, c’è la protesta da parte degli stallonieri che vedono nascere più figli rispetto al numero di monte vendute (LEGGI QUI).  

“Si esatto, ad esempio il Team Nijhoff si sta lamentando per quello che sta succedendo con il seme di HEARTBREAKER, ma devono anche pensare che loro il seme lo vendono ancora perché ci siamo noi che abbiamo la possibilità di utilizzarlo, altrimenti avrebbero terminato il loro business anni fa.
Per cui gli stallonieri dovrebbero guardare anche un po’ a questo, al rovescio della medaglia. Si lamentano per l’uso che ne viene fatto del seme, però poi quando guadagnano perché ancora riescono a vendere il seme dei loro stalloni che altrimenti non sarebbe utilizzabile, tutto questo non lo ricordano.

Succede inoltre che richiedano a noi i dati dei nostri clienti per verificare chi produce gli embrioni. Ma noi abbiamo anche un obbligo di privacy, non possiamo dire cosa abbiamo fatto per un cliente o per un altro.
La vendita del seme è un accordo tra cliente e venditore, noi non siamo responsabili. Devono chiedere al cliente cosa ne fa del seme legittimamente acquistato, non a noi. Gli accordi devono essere a monte tra stalloniere e allevatore che acquista il seme.

Questo è un problema che in realtà era presente anche prima dell’ICSI, è nato nel momento in cui si è riusciti ad utilizzare poco seme per l’inseminazione. Ad esempio con l’inseminazione endoscopica, con la quale possono avanzare delle paielletes di seme. Ora certamente questa diatriba si è accentuata.”

Cumano e Jos Lansink -Ph: Wikimedia Commons
Questi embrioni di solito raggiungono cifre ragguardevoli sia nelle aste che in trattativa privata e’ un nuovo mercato per gli allevatori.

“Buona parte sono piccoli allevatori ma so che ci sono allevatori che lo fanno di mestiere, c’è anche chi lo sta impostando come business, produrre e vendere embrioni. E’ successo anche con i bovini e ora sta succedendo con i cavalli, le genetiche migliori si stanno spostando sugli embrioni congelati, è un po’ un evoluzione naturale. Il livello genetico si alza e sul mercato questi embrioni sono molto competitivi perché di grande valore commerciale. Abbiamo molti più figli da campioni che andranno in gara rispetto a prima.

Noi quello che stiamo cercando di supportare è l’apertura ai mercati internazionali grazie agli embrioni congelati, in modo che gli allevatori possano vendere su larga scala, a livello mondiale. Un ampliamento del mercato per gli allevatori che producono in questo modo, con queste genetiche.
Abbiamo esportato il primo embrione negli Stati Uniti, poi in Brasile, ad Hong Kong durante l’Asia Horse Week con l’asta degli embrioni si è aperto il mercato asiatico con ottime prospettive di guadagno per gli allevatori.”

 

To be continued…………….

 

©BSH – Riproduzione Riservata

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