Il mulo (Equus mulus), come è noto, è un ibrido sterile che nasce dall’incrocio tra individui di due diverse specie: l’asino (Equus asinus) e la giumenta (Equus caballus).
La sua sterilità è dovuta al fatto che ha un corredo cromosomico dispari (63 cromosomi), derivante dall’incrocio tra l’asino stallone, con 31 coppie di cromosomi, e la giumenta, con 32 coppie di cromosomi. Il numero dispari di cromosomi del mulo non consente la formazione dei gameti e quindi gli impedisce di riprodursi.

Il mulo ha caratteri morfologici intermedi tra asino e cavallo con predominanza del primo: è un animale robusto, rustico, si adatta ad ambienti diversi, è resistente a molte malattie ed è stato dimostrato da uno studio pubblicato nel 2009, che ha capacità di apprendimento superiori sia al cavallo che all’asino.

Il mulo è sempre stato impiegato come animale da soma soprattutto in montagna, utilizzo che ormai è andato quasi del tutto a scomparire.

Nonostante la sterilità completa del mulo maschio, nel caso della femmina sono stati riportati casi rari di individui fertili che hanno avuto delle gravidanze e dei parti senza mostrare alcuna complicazione.
In generale l’anatomia del loro sistema riproduttivo e la sua fisiologia sono simili a quelli delle cavalle e delle asine.

Ormai 35 anni fa, nel 1985, venne pubblicato uno studio, portato avanti dai ricercatori dell’Animal Research Station di Cambridge, nel quale era stato descritto il trasferimento di 3 embrioni da cavalle a mule che erano riuscite a portare a termine con successo le tre gravidanze.
Il trasferimento era stato eseguito chirurgicamente, estromettendo l’utero per impiantarvi l’embrione. Il trasferimento degli embrioni era andato a buon fine solo nelle mule che presentavano un ciclo estrale, mentre in quelle che non ciclavano non si era riusciti ad avere delle gravidanze.

©Gastal E.L. Southern Illinois University
©Gastal E.L. Southern Illinois University

Successivamente nel 1997 in Italia i ricercatori dell’Istituto di Clinica Chirurgica ed Ostetrica Veterinaria dell’Università di Pisa, erano riusciti ad eseguire il trasferimento di due embrioni concepiti in due cavalle, in due mule. In questo caso però il trasferimento era avvenuto con successo senza necessità di intervenire chirurgicamente. Come nello studio precedente si era riusciti a ingravidare solo le mule che presentavano cicli estrali.
Le gravidanze erano andate a buon fine, le mule avevano partorito dei puledri robusti e di dimensioni significative, segno che durante la gravidanza erano cresciuti in maniera ottimale.

©Gastal E.L. Southern Illinois University
©Gastal E.L. Southern Illinois University

La difficoltà che in entrambi gli studi era stata riportata riguardava la necessità di sincronizzare l’ovulazione tra la madre naturale e la ricevente, procedimento che si è presentava nel caso delle mule piuttosto difficoltoso.

Dal 1997 arriviamo a tempi più recenti. Se i due studi condotti fin qui erano più che altro a fini scientifici, oggi con la sempre maggiore richiesta di fattrici riceventi, un gruppo di ricercatori della Southern Illinois University e della Federal University of Pelotas in Brasile, hanno pensato che la soluzione potesse essere quella di utilizzare delle mule come riceventi.

Lo studio, pubblicato pochi mesi fa, cita principalmente gli Stati Uniti, il Brasile e l’Argentina tra i paesi dove si pratica un elevato numero di embryo transfer e dove la domanda di riceventi ha problemi ad essere soddisfatta.

A differenza degli studi precedenti, gli autori di questo lavoro riportano di aver ottenuto delle gravidanze da mule che non presentavano cicli estrali, con il vantaggio di non dover sincronizzare l’ovulazione tra la cavalla e la ricevente.

Lo studio ha descritto il trasferimento di embrioni di 8 giorni in due gruppi di riceventi: 10 cavalle e 7 mule.
Per ottenere una gravidanza nella mula piuttosto che nella cavalla, sono stati necessari il doppio dei tentativi, ma una volta gravide non ci sono state differenze tra mule e cavalle nel numero di puledri nati. Sono nati infatti 5 puledri dalle mule e 7 dalle cavalle.

©Gastal E.L. Southern Illinois University
©Gastal E.L. Southern Illinois University

Abbiamo chiesto al capofila dello studio prof. Gastal il suo parere sulla possibilità che l’utilizzo delle mule come riceventi possa diventare una reale alternativa all’uso delle cavalle come riceventi: “Certamente, le mule possono diventare una valida alternativa quando il numero delle riceventi è scarso o non sono disponibili. In questo studio abbiamo utilizzato mule di dimensioni medie. Credo che mule di dimensioni anche maggiori possano essere ancora meglio, essendo in grado di produrre puledri sani e forti.”

A conferma delle loro tante doti, le mule in tutti questi studi hanno dimostrato un forte istinto materno che le rendeva protettive e gelose dei loro piccoli, e la capacità di produrre abbondante latte per la prole, quindi delle vere e proprie “mamme modello”.

Proops, Leanne, Faith Burden, and Britta Osthaus. “Mule cognition: a case of hybrid vigour?.” Animal cognition 12.1 (2009): 75-84.

Camillo, Francesco, et al. “Successful Non‐Surgical Transfer of Horse Embryos to Mule Recipients.” Reproduction in domestic animals 38.5 (2003): 380-385.

Camargo, C. E., et al. “The mule (Equus mulus) as a recipient of horse (Equus caballus) embryos: Comparative aspects of early pregnancy with mares.” Theriogenology 145 (2020): 217-225.

Foto di copertina ©Gastal E.L. Southern Illinois University

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