L’ International Society for Equitation Science (ISES) è un’organizzazione no profit che sostiene e diffonde le conoscenze della ricerca scientifica nel campo della scienza dell’equitazione, la quale studia le metodologie di addestramento del cavallo allo scopo di garantirne il benessere e migliorare la relazione tra il cavallo e il suo addestratore e cavaliere.

International Society for Equitation Science (ISES)
International Society for Equitation Science (ISES)

L’ISES organizza conferenze internazionali con lo scopo di diffondere le nuove acquisizioni della ricerca scientifica e le loro applicazioni pratiche che vengono discusse e comunicate.

Cosa è la scienza dell’equitazione?
La scienza dell’equitazione promuove la conoscenza oggettiva del benessere del cavallo durante il suo addestramento e le competizioni sportive, applicando un valido metodo scientifico che identifica quali siano le tecniche di addestramento inefficaci o che possono provocare sofferenza al cavallo.
Le conoscenze acquisite sono di ausilio alla FEI nella determinazione di quali siano le pratiche e gli interventi che sono accettabili per il benessere del cavallo.
L’ISES, sulla base delle conoscenze scientifiche, stabilisce le sue posizioni e detta le sue raccomandazioni su alcuni temi importanti che riguardano l’addestramento del cavallo.

Recentemente l’ISES si è espressa riguardo la “leadership e il concetto di dominanza utilizzato nell’addestramento del cavallo”

Spesso si sente parlare di addestramento basato sul fatto che l’uomo viene riconosciuto dal cavallo come suo capobranco. Il cavallo di conseguenza soddisferà le richieste dell’uomo seguendo i suoi ordini. In realtà sulla base di quello che la ricerca scientifica sul comportamento dei cavalli ha scoperto, le cose non starebbero così.
Nel caso dei cavalli la leadership all’interno del gruppo sociale, la dominanza sugli altri membri del gruppo, sono tutti concetti creati dall’uomo che non dovrebbero essere alla base della relazione uomo-cavallo.
I cavalli sono animali sociali che per lo più interagiscono fra di loro a livello “bilaterale” (ogni cavallo ha la sua relazione specifica con un altro cavallo), ed è improbabile che loro abbiano il concetto di ordine gerarchico che comprende tutti i membri del gruppo.
In natura i membri del gruppo più vecchi e con più esperienza possono conoscere meglio degli altri il luogo in cui il branco vive e possono condurre il gruppo nei posti dove c’è il cibo, l’acqua o un riparo, più spesso rispetto ai giovani con meno esperienza, ma non c’è attualmente nessuna solida evidenza scientifica della dominanza di un solo individuo all’interno del gruppo.
Basare l’interazione uomo-cavallo sul concetto di dominanza può essere di detrimento per il benessere del cavallo. Ci sono purtroppo esempi di cavalieri e addestratori, che convinti di dover essere nella posizione “alpha” nella relazione con il cavallo, adottano procedure durante l’addestramento che inducono paura e in alcuni casi rappresentano un abuso.
In natura i cavalli cercano sempre di evitare i conflitti. Se approcciati da un individuo aggressivo, il comportamento principale del cavallo è di evitarlo e di scappare.

ORGANIZZAZIONE SOCIALE DEI CAVALLI SELVAGGI CHE VIVONO IN AMBIENTI NATURALI
Comportamento minaccioso - Ph: wildequus
Comportamento minaccioso – Ph: wildequus

I cavalli sono animali altamente sociali e vivere insieme in gruppi è essenziale per la loro sopravvivenza. In condizioni naturali praticamente tutti i cavalli vivono in gruppi sociali, anche in aree dove non ci sono grandi predatori i cavalli solitari sono rari.
La competizione per risorse come cibo e riparo, che in condizioni naturali non sempre sono disponibili, potrebbe avere come conseguenza un comportamento di antagonismo tra due o  più componenti del gruppo. In molti casi questa competizione appare più come una minaccia che come un’aggressione fisica vera e propria.
All’interno del gruppo i cavalli possono quindi competere per le risorse disponibili ma non ci sono motivazioni per dominare gli uni sugli altri di per se. In gruppi sociali ormai stabili i cavalli sanno quali individui possono affrontare e quali devono evitare durante i momenti di competizione. Questa conoscenza è verosimilmente basata su una serie di relazioni bilaterali e non sulla base di una gerarchia tra i membri del gruppo.
Il gruppo sociale più stabile è quello composto da uno stallone e un certo numero di femmine con i loro figli che rimangono insieme anche al di fuori della stagione riproduttiva. Le femmine possono non essere imparentate fra loro ma possono formare relazioni che durano tutta la vita.
Nel caso in cui un gruppo viene avvicinato da uno stallone estraneo, lo stallone del gruppo porta le femmine tutte insieme circondandole e abbassa la testa fino a terra schiacciando gli orecchi. Questa è l’unica situazione in cui lo stallone controlla i movimenti delle femmine.

COMPETIZIONE

Vivere in gruppo da una parte può aumentare la possibilità di sopravvivenza ma dall’altra può anche creare competizione tra i membri del gruppo. Comportamenti aggressivi tra i cavalli si manifestano di solito con morsi e i calci. Comportamenti minacciosi includono espressioni facciali (orecchie indietro, denti incisivi esposti), insieme al movimento della coda alzando i posteriori.
Comportamenti di sottomissione prevedono più che altro atteggiamenti atti ad evitare la minaccia  allontanandosi. Quando minacciato da un cavallo più forte, un cavallo in genere se ne va tenendo la testa e la coda bassa in segno di sottomissione.

snapping di un puledro verso un adulto
snapping di un puledro verso un adulto

Il movimento di battere le labbra chiamato anche snapping è un comportamento che alcuni credono sia di sottomissione e spesso si vede nei cavalli molto giovani quando approcciano un cavallo adulto.
Nei cavalli selvaggi l’aggressione può avvenire soprattutto in due situazioni specifiche: una è quando lo stallone combatte per le femmine e l’altra quando le femmine proteggono i propri figli.
Quando due stalloni combattono non sempre la lotta è molto aggressiva ma a volte può essere intensa e i cavalli possono riportare ferite e cicatrici.
Una fattrice è molto protettiva nei confronti dei propri figli, soprattutto appena nati, e tende a mettersi sempre tra il puledro e l’intruso, sia esso un potenziale predatore o anche un componente del gruppo, mostrando un comportamento minaccioso.
Questo comportamento era stato mal interpretato e visto come se la femmina dopo aver partorito salisse di grado nella scala gerarchica all’interno del gruppo.

In condizioni domestiche la competizione è più che altro per il cibo. In cavalli domestici che vivono in gruppi le aggressioni sono molto rare. Quando due cavalli si sfidano tra loro per il cibo uno di solito si ritira e l’altro accede al cibo. Solo raramente i cavalli coinvolti in una disputa sono tre.
Affrontare un competitore insegna ai cavalli quali siano le loro capacità di mantenere le risorse per loro di fronte ad un altro individuo. Questo influenza i futuri conflitti tra due componenti del gruppo.
Nello stesso modo la loro posizione in relazione agli altri cavalli del gruppo è basata su rapporti bilaterali e non sul concetto di gerarchia sociale.

DOMINANZA GERARCHICA.

Sebbene esista una dominanza a livello bilaterale tra due cavalli e possa contribuire alla conoscenza che è alla base di un ordine sociale, non ci sono evidenze scientifiche che i cavalli abbiano un gerarchia sociale.
Il concetto di dominanza gerarchica venne proposto da biologi norvegesi che descrissero l’esistenza di un “ordine di beccata del cibo”  in un gruppo di galline. Da allora l’idea che gli animali che vivono in gruppi sociali abbiano una struttura basata sulla gerarchia tra i membri del gruppo è prevalsa tra gli scienziati e, di conseguenza, tra le persone.
Molti studi sui cavalli hanno tentato di capire quale sia la gerarchia nel gruppo dall’osservazione dei conflitti tra i membri del gruppo. Queste osservazioni hanno in genere dimostrato la posizione di pochi animali come dominanti e a volte di alcuni considerati come poco dominanti. Questi studi hanno raramente discriminato un ordine sociale dei membri del gruppo che si trovano ad un livello medio della gerarchia, semplicemente perché questi animali non avevano dimostrato comportamenti aggressivi verso nessuno.

LEADERSHIP

La leadership all’interno di un gruppo sociale è stata molto studiata in diverse specie di mammiferi. Essa descrive il processo in cui uno specifico leader appare come guida delle azioni dei membri del gruppo.
La leadership può essere descritta in 2 modi:

  • -una è quella definita come “leadership sociale” ovvero il controllo dell’aggressione tra individui all’interno del gruppo e la protezione degli altri membri dai predatori. Se c’è uno stallone nel gruppo lui è di solito il responsabile del gruppo stesso. Inoltre altre osservazioni hanno mostrato che sia stalloni che femmine possono intervenire e mettere fine a lotte quando queste avvengono tra i membri del gruppo.
  • – un’altra definizione di leadership è la “leadership spaziale” che si riferisce a quando e dove si muove il gruppo. Si è sempre creduto che sia lo stallone che le femmine più anziane fossero responsabili della leadership spaziale e decidessero dove doveva muoversi il branco. Studi recenti indicano che la leadership non è di un solo membro del gruppo ma che ogni cavallo del gruppo può dare avvio al movimento del gruppo stesso. E’ stato visto tra i cavalli Przewalski che il processo decisionale di muovere tutto il branco era in parte condiviso da più membri del gruppo che manifestavano dei comportamenti legati al fatto che il gruppo si stesse apprestano a muoversi.
IL TRAINING DEI CAVALLI DOMESTICI

Alcune persone credono che per avere rispetto dai cavalli e farsi obbedire da loro, il loro addestratore debba essere un “individuo alpha”, ovvero nella posizione di leader nella scala gerarchica. L’uomo quindi diventa dominante nella relazione con il cavallo e il cavallo è l’elemento che si sottomette.

Anche se il cavallo avesse un concetto di leader gerarchico, è piuttosto discutibile il fatto che questa gerarchia possa includere l’uomo. Senza dubbio una parte della ragione per cui si crede a questo è l’antropomorfizzazione ovvero la tendenza di trasferire i comportamenti umani al cavallo. Questo tipo di cose spesso causa più danni che benefici.

Nell’addestramento del cavallo, i tentativi di dominarli spesso incoraggiano e giustificano l’applicazione di punizioni. A parte l’effetto negativo sul benessere animale, il rapporto di lavoro cavallo-addestratore ne può soffrire. Questo perché la risposta naturale del cavallo di fronte ad un individuo aggressivo è quella di evitarlo, fuggendone. Se il cavallo sperimenta che il suo trainer è aggressivo, la sua principale idea sarà quella di evitarlo. Quindi è di importanza fondamentale che l’addestratore o il cavaliere non appaiano aggressivi, perché questo indurrebbe paura e risposte di fuga nel cavallo.

L’ISES DETTA DEI PRINCIPI DA TENERE SEMPRE IN CONSIDERAZIONE:
  • L’interazione con i cavalli dovrebbe essere basata sulla comprensione dei comportamenti naturali del cavallo e la conoscenza di quelle che sono le sue capacità e abilità cognitive.
  • L’addestramento deve essere condotto con calma, chiarezza e in modo coerente, usando le teorie dell’apprendimento etologico.
  • Il concetto di dominanza gerarchica, leadership sono tentativi dell’uomo di descrivere la complessa e dinamica organizzazione sociale nei cavalli che vivono in gruppi sociali.
  • I cavalli interagiscono fra loro soprattutto a livello bilaterale e non sulla base di un ordine gerarchico che include tutti i membri del gruppo.
  • Quando posti in una posizione nella quale i cavalli sono costretti a competere per una risorsa, uno può sovrastare l’ altro. Il cavallo che viene sottomesso eviterà l’altro in futuro. La reazione predominante di un cavallo sottomesso è andarsene evitando l’altro.
  • La concezione sbagliata che l’addestratore e il cavaliere debba essere il leader nella scala gerarchica del cavallo può avere un effetto negativo nel cavallo e nel suo addestramento.
  • Descrivere il processo addestrativo e l’interazione uomo-cavallo in un contesto di dominanza dell’uomo mette a repentaglio la creazione di una relazione armoniosa con il cavallo e ne può compromettere il benessere.

 

Fonte: http://equitationscience.com/

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2 Commenti

  1. sara

    giugno 29, 2017 at 1:10 am

    Credo mi manchi l’ultimo pezzo dell’articolo, è un problema mio oppure vostro?

    Rispondi

    • Tamara Cinelli

      giugno 29, 2017 at 10:03 am

      Grazie mille per avermelo fatto notare. Si era cancellata la parte finale.
      Adesso è completo.
      Buona lettura!

      Rispondi

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