Storicamente l’Italia è sempre stata un crocevia di culture, un punto da dove rotte commerciali, migrazioni e scambi sono avvenuti in ogni epoca grazie alla sua posizione strategica, al centro del bacino del Mediterraneo.
Allo stesso modo anche i cavalli, che sono sempre stati in tempi passati il principale mezzo di locomozione, hanno subito movimenti, scambi e incroci.

L’introduzione del cavallo nel nostro Paese è avvenuta in tempi antichi e precisamente è stata fatta risalite all’ arrivo delle popolazioni Indo-europee durante l’età del bronzo.

Oggi in Italia è presente una grande varietà di razze: cavalli più leggeri sono tipici di zone con clima secco come quelle del Centro e Sud Italia, mentre nelle regioni del Nord troviamo cavalli più pesanti. Condizioni ambientali più dure tipiche delle zone insulari e marginali hanno favorito invece razze più piccole.
Fino al 1940 l’allevamento ha prodotto cavalli soprattutto per usi militari, agricoli e per il trasporto. All’inizio degli anni ‘50, con l’introduzione della meccanizzazione, c’è stato un rapido declino dell’allevamento dei cavalli. Questo trend oggi è stato in parte mitigato dall’allevamento del cavallo per usi sportivi o ludici.

Per ricostruire la storia delle razze italiane l’uso delle loro caratteristiche morfologiche e delle loro genealogie è però spesso insufficiente. Oggi attraverso l’uso delle più moderne tecnologie che si basano sull’analisi genomica è stato possibile svelare il segreto della loro origine.

Cavalli tolfetani - Ph: Adriano G.V. Esposito
Cavalli tolfetani – Ph: Adriano G.V. Esposito

Grazie ad uno studio portato avanti da un team di ricercatori italiani delle Università di Perugia (Centro di Studio del Cavallo Sportivo), Pavia e Roma, pubblicato sulla rivista scientifica PloS one, sono stati analizzati 407 cavalli appartenenti alle seguenti razze: Bardigiano, Esperia, Giara, Lipizzano, Maremmano, Monterufolino, Murgese, Sarcidano, Anglo-Arabo Sardo, e Tolfetano. Tra queste il Tolfetano, l’Esperia e il cavallino della Giara sono considerate dalla FAO razze in via di estinzione. E’ considerata critica invece la situazione del Monterufolino. Il Lipizzano non è una razza autoctona ma esiste da molto tempo in Italia una popolazione di Lipizzani.

Per riuscire a risalire alle loro origini è stato analizzato il DNA mitocondriale dei cavalli oggetto di studio, che deriva esclusivamente dalla linea materna, e che è quindi particolarmente utile per capire l’origine delle razze indipendentemente dall’introduzione di stalloni dall’esterno.

I ricercatori hanno inoltre analizzato il DNA mitocondriale di 36 cavalli arabi per valutare la loro influenza sulle nostre razze.

I risultati dello studio confermano come le razze italiane siano il frutto dell’introduzione di cavalli dall’Asia e dal continente europeo, grazie al fatto che l’Italia rappresentava un punto importante delle rotte migratorie che andavano dai paesi dell’Asia occidentale al continente europeo.
Al contrario di quello che si potrebbe immaginare però la differenza genetica tra le diverse razze è piuttosto bassa e non si è stati in grado di individuare delle linee materne specifiche per ognuna delle diverse razze, in modo da differenziarle le une dalle altre. Le uniche eccezioni vengono dal Monterufolino e dai cavalli sardi (Giara e Sarcidano), che si sono separate dalle altre nel corso dell’evoluzione a causa di barriere geografiche (montagne e mare, rispettivamente).

L’analisi ha evidenziato inoltre che l’ influenza dell’arabo sulle nostre linee materne è del tutto marginale, confermando il fatto che è soprattutto con l’incrocio di stalloni arabi più che con l’uso di fattrici, che è stato introdotto in Italia sangue arabo.

Tra le razze esaminate la maggiore variabilità genetica è stata individuata nel Maremmano e nell’ Anglo Arabo Sardo mentre il valore più basso nel Monterufolino.

Bardigiano - Ph: Fioravante Patrone
Bardigiano – Ph: Fioravante Patrone

Il Bardigiano è la sola razza dove sono state trovate influenze provenienti da popolazioni del Nord Europa, mentre il Murgese è quella che è risultata più vicina, da un punto di vista genetico, alle razze asiatiche. Il Bardigiano è considerato una razza indigena ma le sue origini possono essere fatte risalire ai cavalli delle popolazioni che provenivano dal Nord Europa e che invasero l’Italia nel V° secolo. Successivamente furono introdotti stalloni di razze diverse dopo la II° Guerra Mondiale, soprattutto Franches Montagnes.

Il Murgese è invece una razza antica la cui origine è stata fatta risalire al periodo in cui in Puglia ci fu la dominazione spagnola (XVI-XVIII secolo). Si è sempre creduto che la razza si sia originata dall’incrocio dei cavalli spagnoli (in parte arabi) con le popolazioni del luogo che avevano un origine in comune con il cavallo Napoletano. Le 46 fattrici fondatrici individuate nello studio in realtà erano per la maggior parte provenienti da popolazioni asiatiche.

Murgese - Ph:Thyl Engelhardt
Murgese – Ph:Thyl Engelhardt

Nel Monterufolino è stato trovato un forte “effetto del fondatore” ovvero un processo derivato in seguito ad un prolungato periodo di isolamento, con lo sviluppo di una nuova popolazione a partire da un piccolo numero di individui. Questi portano con sé solo una parte della variabilità genetica della popolazione originale. In questo caso essendo pochi gli individui che hanno dato origine alla popolazione odierna, la variabilità genetica della popolazione è molto bassa. Negli anni 90 infatti si contavano circa 10 individui che oggi sono saliti a 279 (2014, dati FAO). Di questa popolazione sono state individuate solo 7 fattrici fondatrici.

Il Lipizzano in Italia mostra una chiara separazione con le altre popolazioni del Lipizzano presenti negli altri paesi. In questa popolazione sono state individuate 11 diverse fattrici fondatrici.

Quindi, nonostante da un punto di vista delle caratteristiche morfologiche le diverse razze italiane si differenzino fra loro anche considerevolmente, da un punto di vista genetico hanno molto in comune. Sono derivate dall’introduzione di cavalli nel nostro Paese che provenivano dall’Asia e dall’Europa e, solo nei casi in cui questi cavalli sia siano trovati a isolarsi dal resto della popolazione a causa di barriere geografiche, si è riusciti ad individuare anche una chiara separazione genetica.

L’Italia, crocevia di scambi e migrazioni fin dai tempi antichi, riflette anche nel DNA delle popolazioni di cavalli che la abitano la sua storia.

Cardinali, I., Lancioni, H., Giontella, A., Capodiferro, M. R., Capomaccio, S., Buttazzoni, L., … & Silvestrelli, M. (2016). An Overview of Ten Italian Horse Breeds through Mitochondrial DNA. PloS one, 11(4), e0153004.

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