Le nuove tecnologie applicate alla riproduzione equina, come l’embryo transfer e l’ICSI, hanno introdotto una forte innovazione permettendo di ottenere più gravidanze da una stessa fattrice ed inseminazioni con dosi di seme sempre minori.

Di pari passo negli ultimi anni si è sviluppato un mercato di embrioni e di seme, spesso di stalloni ormai introvabili, che non ha precedenti.

Sono nate così aste, molte online, dedicate alla commercializzazione di embrioni congelati o impiantati, paillettes di seme o anche di utero in affitto di fattrici dalla genetica ricercata.
Il giro d’affari generato da questo nuovo mercato è diventato piuttosto consistente e potersi assicurare la vendita a prezzi da capogiro di un embrione o di un foal nato da una saltatrice internazionale o dalla madre di un fuoriclasse, è qualcosa che ha fatto gola a molti.
La prospettiva di un facile guadagno ha dato vita ad un mercato parallelo, illegale, che sta andando a colpire soprattutto gli interessi degli stallonieri.

I proprietari degli stalloni hanno cominciato a denunciare numerose frodi a loro danno, che riguardano soprattutto la vendita illegale di seme da loro distribuito. Ad esempio, data l’esigua quantità di materiale seminale necessaria per un’ICSI, chi acquista il seme ne può utilizzare solo una parte per poi rivenderne il rimanente illegalmente, oppure può produrre più di un puledro pagando per una sola gravidanza. Nascono così molti più puledri delle monte vendute dal proprietario dello stallone che non viene remunerato per ogni puledro nato.

In particolare si stima che la tecnica dell’ICSI stia avendo un impatto molto maggiore di quello che in realtà emerge, sulla produzione “in serie” di incroci molto appetibili dal mercato.

Ma il danno non è solo per lo stalloniere, può riflettersi anche sugli allevatori, gli investitori e tutta la filiera.
Se ad esempio un acquirente spende cifre da capogiro per un foal nato da un incrocio “esclusivo” (pensiamo al foal da CASALL e dalla figlia di USHA VAN’T ROOSAKKER venduto per 96.000 €) e viene a scoprire solo successivamente che ci sono in giro altri 10 fratelli pieni? E magari all’ approvazione stalloni vede presentare insieme al suo pupillo costato una fortuna i suoi 5 o 6 fratelli pieni? E’ un caso limite ovviamente, ma ci si potrebbe andare vicino se non verrà messo un argine al fenomeno.

Ancora, se un allevatore manda una fattrice di pregio in un centro di inseminazione per il prelievo degli ovociti e la successiva fecondazione, potrebbe succedere che vengano fecondati più ovociti e ottenuti più embrioni di quelli di cui entra in possesso il legittimo proprietario. Questi potrebbero essere congelati e poi rivenduti illecitamente.

Di esempi ce ne sono molteplici e possono riguardare i vari attori del comparto allevatoriale.

Anche perché, in un mondo globalizzato, controllare tutti i puledri nati da uno stallone nei 5 continenti non è una cosa facile, a tutto vantaggio di questo mercato parallelo.

LA RICHIESTA FORMALE ALLA WBFSH

Per riuscire ad arginare questo fenomeno alcuni tra gli stallonieri più importanti del vecchio continente si sono riuniti ed hanno scritto, nel mese di ottobre 2019, una lettera aperta alla WBFSH, dove denunciano quello che sta avvenendo e dove chiedono un aiuto urgente. Nella lettera inoltre viene indicata una possibile soluzione al problema (QUI IL LINK ALLA LETTERA).

La lettera firmata da GFE (Groupe France Elevage), Haras de Semilly, Paul Schockemohle, Team Nijhof, VDL Stud, Joop van Uytert, Blue Horse ApS, Helgstrand Dressage, Keros NV e Zangersheide porta all’attenzione di tutti la questione che riguarda la “tracciabilità del materiale seminale”.

Tracciare in qualche modo il seme dello stallone secondo loro è l’unico modo per poter debellare il commercio illegale, ormai diventato un fenomeno che definiscono “fuori controllo” e regolamentare meglio il settore.

La soluzione suggerita sarebbe la creazione di un database al quale tutti gli Studbook dovrebbero aderire, pena l’esclusione dalla WBFSH, nel quale saranno inseriti tutti i cavalli con il loro numero UELN (Universal Equine Life Number), permettendo di identificare in maniera univoca ogni soggetto. Tramite questo database internazionale chi vende il seme potrebbe sapere esattamente quanti figli ha prodotto ogni stallone nel mondo e confrontarlo con il numero di monte venduto.
Il database dovrebbe comunque sottostare al Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (regolamento (UE) n. 2016/679) a tutela della privacy e dei dati personali di ogni allevatore. Per questo motivo potrebbero non essere visibili i dati dell’allevatore se non dopo esplicita richiesta in caso di dubbi riguardo la vendita illegale di seme o di embrioni.
Se i conti non tornano sarà poi cura dello stalloniere portate in tribunale chi ha illecitamente utilizzato il seme di un proprio stallone.

Una seconda alternativa, apparentemente meno semplice rispetto alla prima, sarebbe quella di modificare la documentazione necessaria per la registrazione dei foal nei diversi Studbook, vincolandone l’iscrizione all’ approvazione da parte del proprietario del seme e della fattrice. Ogni volta che si volesse registrare un puledro quindi, chi ha venduto il seme, insieme al proprietario della madre, dovrebbe dare il consenso dopo aver verificato che il puledro non sia stato il frutto di qualche vendita illegale di seme o di embrioni.
In questo caso, a differenza di quello che avverrebbe con la creazione del database, tutti gli Stati i cui libri genealogici aderiscono alla WBFSH dovrebbero modificare la propria normativa riguardo la registrazione dei puledri. Il che appare piuttosto difficile da realizzare.

IL FORUM DURANTE L’ASSEMBLEA GENERALE

Come risposta alla lettera aperta, durante l’assemblea annuale della WBFSH, è stato dibattuto il problema insieme ai rappresentanti dei diversi Libri Genealogici, che si sono confrontati con tre delegati tra i sottoscrittori della lettera: Arnaud Evain per GFE, Anne-Sophie Levallois per Semilly e Jeannette Nijhof per il Tean Nijhof. (QUI IL LINK AL FORUM)

Nell’intervento è stato sottolineano il costo elevato a cui va incontro chi decide di produrre e portare avanti dei puledri con lo scopo di selezionare i migliori affinchè possano diventare stalloni approvati. La strada è piuttosto lunga e piena di ostacoli per arrivare a valorizzare uno stallone e a farlo diventare una star. Tutte queste spese devono necessariamente essere ammortizzate dalla vendita del seme.

Anche se negli anni i contratti stipulati tra chi vende e chi compra il seme sono cambiati cercando di tutelare il proprietario dello stallone con clausole sempre più restrittive, ad oggi nessun contratto si è dimostrato in grado di farlo al 100% in tutti i Paesi.

Esistono infatti dei Libri Genealogici che non richiedono una opportuna documentazione per l’iscrizione di un puledro e offrono la possibilità a chiunque di avere una via di uscita in caso di irregolarità di qualsiasi tipo.

Adesso la patata bollente passa nelle mani della WBFSH alla quale si chiede di prendere una posizione netta al riguardo, mettendo tacere chi in passato l’ha accusata della mancanza di risultati concreti.
In questo caso le viene chiesto di prendere una posizione molto precisa, addirittura escludendo i libri genealogici che non adotteranno le misure proposte per arginare il commercio illegale di materiale seminale.

Ovviamente la WBFSH non può agire a livello di legislazione dei singoli Stati, ma potrebbe invece precludere l’iscrizione a chi non rispetta determinate direttive.

E’ di pochi giorni fa un post pubblicato su Facebook nel profilo del Team Nijhof dove si ribadisce che verrà perseguito con azioni legali chiunque abbia acquistato illegalmente il seme dei loro stalloni, segno che il problema è sempre più pressante.

LA RICHIESTA DEGLI ALLEVATORI

Ma non sarà semplice da parte della WBFSH riuscire a sbrogliare la matassa perché dall’altra parte gli allevatori hanno da sempre richiesto una maggiore tutela proprio nei confronti di chi il seme lo vende.

Per gli allevatori la tracciabilità del seme potrebbe essere considerata anche da un altro punto di vista: il loro, quello di chi compra il seme. E visto che stiamo parlando di un contratto stipulato tra privati, allora entrambe le parti sono tenute al rispetto delle regole.

Chi tutela l’allevatore che compra un seme di qualità scadente, costringendolo poi a spendere ulteriore denaro per comprarne altro?

Anche l’allevatore come chi si impegna nel portare avanti un giovane stallone, investe soldi nel sistema acquistando del seme “sulla fiducia”, senza possibilità di esaminarlo personalmente per sapere se quello che compra è effettivamente quello per cui ha pagato.

Dal punto di vista dell’allevatore sarebbe quindi importante la tracciabilità del seme per quello che concerne la qualità di quello che si acquista.

Se nessuno obietta del fatto che sia giusto garantire la tracciabilità del materiale seminale per lo stalloniere, altrettanto corretto sarebbe chiedere una maggiore tracciabilità riguardo a quello che succede al seme da quando viene prelevato e poi spedito fino all’arrivo a destinazione.

Se c’è un problema di frodi da ambo le parti perché la WBFSH non dovrebbe tutelare entrambi, considerando anche che gli allevatori sono in numero molto maggiore rispetto a chi commercializza il seme?

La maggioranza di loro hanno piccole realtà con poche fattrici e non hanno le risorse di una grande allevamento. Non hanno le possibilità economiche di eseguire indagini sul seme ogni volta che viene consegnato. Portare avanti azioni legali dopo aver usato il seme o addirittura dopo che il puledro è nato, diventerebbe davvero difficile.

Trasparenza e tracciabilità sono dunque le due parole che dovranno accompagnare la WBFSH nelle decisioni che che sarà chiamata a prendere.

© BSH Riproduzione riservata

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